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Corato, si va alle urne il 24 e 25 maggio per le amministrative 2026: Ma con quali candidati?
A tre mesi dall'appuntamento elettorale il quadro resta incompleto: un sindaco uscente già in campo, alleanze solo parzialmente definite e, sul fronte opposto, nomi ancora in bilico



Adesso una certezza c’è: Corato tornerà alle urne il 24 e 25 maggio 2026 per eleggere sindaco e consiglio comunale, con eventuale ballottaggio il 7 e 8 giugno. La macchina elettorale si è ufficialmente messa in moto. Ma, a tre mesi dal voto, lo scenario politico appare tutt’altro che definito.

L’unico quadro relativamente chiaro è quello che riguarda il sindaco uscente Corrado De Benedittis, che ha confermato la propria candidatura. Attorno a lui si sono già espressi il Partito Democratico, il Partito Comunista, le liste civiche Un Cantiere in Comune, Demos e Rimettiamo in moto la città. Anche il Movimento 5 Stelle dovrebbe sostenere il primo cittadino. Resta però da capire quale sarà l’assetto definitivo della coalizione e con quale perimetro politico si presenterà agli elettori.

Molto più frammentato il resto dello schieramento. Nel centrodestra non c’è ancora un nome ufficiale. Tra le ipotesi più accreditate circola quella di Pietro Zona, comandante dei Carabinieri, ma si tratta di uno scenario non ancora formalizzato. Parallelamente, un’area di forze centriste, alla luce anche dei risultati di un sondaggio presentato ufficialmente ieri in conferenza stampa, guarderebbe con interesse all’ex senatrice Angela Bruna Piarulli. Un’eventuale candidatura, però, imporrebbe un distacco netto dal Movimento 5 Stelle, passaggio politicamente delicato e tutt’altro che semplice.

Nuova Umanità potrebbe concorrere in autonomia per lo scranno di Palazzo San Cataldo, probabilmente con il supporto di liste civiche – la neo-istituita Oltre il Ponte APS potrebbe essere, ad esempio, orientata in questa direzione – ma non è ancora chiaro con quale candidato sindaco. Anche tra i “decani” della politica cittadina, Salvatore Mascoli e Vincenzo Adduci avevano, in momenti diversi, manifestato la volontà di tornare in campo per la città da protagonisti. Oggi, però, non è noto se quella disponibilità sarà confermata e soprattutto con quale coalizione.

Il dato politico, dunque, è evidente: Corato ha una data certa per il voto, ma non ha ancora un quadro chiaro delle alleanze e dei programmi. Ed è un problema.

La mancata definizione delle coalizioni a tre mesi dalle elezioni produce almeno tre effetti negativi. Il primo è la difficoltà per gli elettori di orientarsi. Senza perimetri chiari, senza alleanze formalizzate e senza programmi condivisi, il voto rischia di trasformarsi in una scelta basata su singole figure più che su progetti politici strutturati.

Il secondo effetto riguarda la qualità del dibattito pubblico. Se le coalizioni non sono ancora definite, è inevitabile che il confronto si sposti sulle ipotesi, sui retroscena e sui nomi, anziché sui contenuti. Si parla di “chi” più che di “cosa”. E questo impoverisce la campagna elettorale.

Il terzo elemento è la possibile disaffezione. L’incertezza prolungata può generare nel cittadino confusione, senso di precarietà e perfino sfiducia. Se fino a poche settimane dal voto non sono chiari schieramenti e programmi, cresce la percezione di una politica ripiegata su equilibri interni e trattative, più che concentrata sulle priorità della città. Il rischio è un aumento dell’astensionismo o un voto emotivo, poco consapevole.

Le elezioni amministrative dovrebbero essere il momento più alto della partecipazione civica locale. Perché ciò accada, però, servono chiarezza, trasparenza e tempi certi nella costruzione delle alleanze. Corato ora ha una data. Ma, per dare forza e senso a quella data, serve che la politica esca dall’ambiguità e offra ai cittadini scenari leggibili, programmi definiti e coalizioni coerenti.

 



Redazione



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