Il gol lo ha tenuto lì, in gola, per settimane. Poi lo ha tirato fuori nel momento più sporco e bello possibile: quasi al 90’, palla dentro, partita ribaltata e Gravina in festa. Michele Scaringella si è sbloccato davvero. L’Aquilone è tornato a volare.
Contro il Francavilla in Sinni non è stata una gara da copertina. Partita tosta, scritta per un pareggio, più nervi che geometrie. Quelle partite hanno bisogno di qualcuno in grado di spaccarle. E chi, se non un attaccante che di mestiere vive per questi attimi?
Movimento giusto, tempo perfetto, istinto puro. Gol da nove vero. Il 2-1 che consegna al Gravina la terza vittoria di fila e, soprattutto, una certezza ritrovata lì davanti.
A 30 anni qualcuno aveva già provato a disegnare la sua parabola. Fine 2024, l’addio alla Serie D dopo un’ultima rete – ironia della sorte – proprio contro il Gravina. Poi le esperienze a Barletta e Brindisi, piazze ambiziose di Eccellenza, costruite per vincere tutto e subito. Scelte che sapevano di ripartenza, forse anche di ridimensionamento agli occhi di chi guarda solo le categorie.
Ma il calcio, come la vita, non è mai una linea retta.
Quel pallone entrato in porta racconta che Scaringella può ancora essere un fattore, che il suo fiuto non si è mai spento e che l’Aquilone, quando trova le correnti giuste, sa volare più in alto di quanto molti immaginino.
Gravina se lo gode, i tifosi lo riscoprono decisivo. E lui risponde nel modo che conosce meglio: segnando.
Perché i bomber passano, si trasformano, cambiano maglia. Ma restano sempre bomber. E Michele Scaringella, oggi più che mai, ha ricordato a tutti di essere ancora terribilmente vivo sotto porta.