La comunità racconta il significato della cattura di Maduro: sollievo, memoria e richiesta di giustizia dopo anni di repressione
A Corato, dove vive una delle comunità venezuelane più numerose e antiche del territorio, la notizia della cattura di Nicolás Maduro è stata accolta con emozioni forti ma chiarissime nel loro significato. Non è entusiasmo per leader stranieri, né tifo geopolitico. È il sollievo di chi ha vissuto, direttamente o attraverso i propri familiari, le conseguenze di una dittatura durata decenni.
Il punto, tengono a precisare i venezuelani di Corato, non è Donald Trump. Nessuno viene visto come un salvatore. L’esultanza nasce esclusivamente da un fatto: la cattura di Maduro, considerato il simbolo di un sistema che ha distrutto il Venezuela e costretto milioni di persone all’esilio.
Secondo dati ampiamente riconosciuti a livello internazionale, oltre 7,7 milioni di venezuelani hanno lasciato il Paese negli ultimi anni, dando vita a una delle più grandi diaspore del mondo contemporaneo. Anche Corato ha accolto famiglie arrivate in ondate successive, molte delle quali avevano lasciato il Venezuela già molto prima dell’esplosione definitiva della crisi.
Per questa comunità, la situazione attuale non è il frutto di un’emergenza improvvisa. Il Venezuela vive sotto un regime da oltre 25 anni, prima con Hugo Chávez e poi con Maduro. Un periodo in cui le libertà fondamentali sono state progressivamente cancellate. Parlare liberamente, protestare o anche solo esprimere dissenso è diventato pericoloso. In molti raccontano che persino le conversazioni telefoniche erano vissute con paura.
Durante le ultime campagne elettorali, ricordano, il governo ha apertamente invitato a denunciare gli oppositori. Dopo le elezioni, centinaia di persone sono state arrestate in pochi giorni. Le stime parlano di oltre 300 prigionieri politici ancora detenuti e di migliaia di arresti arbitrari negli ultimi anni, spesso senza processi regolari.
Il collasso economico è stato totale. Il bolívar ha perso quasi completamente valore a causa di un’iperinflazione che, negli anni più critici, ha superato il milione per cento. Oggi il salario minimo mensile equivale a pochi dollari, insufficienti anche per coprire i bisogni alimentari di base. Solo una ristretta élite, vicina al potere e con stipendi in valuta estera, riesce a vivere in condizioni dignitose.
La crisi ha colpito duramente anche sanità e istruzione. Secondo stime condivise dalla comunità venezuelana, oltre il 50 per cento dei medici ha lasciato il Paese negli ultimi dieci anni, mentre migliaia di insegnanti e professori hanno abbandonato le scuole per mancanza di stipendi adeguati. Gli ospedali soffrono carenze croniche di medicinali, letti e attrezzature di base. L’accesso alla sanità privata è possibile solo per una minoranza.
A questo si aggiunge una presenza straniera sempre più influente nei settori strategici del Paese. Secondo il racconto dei venezuelani di Corato, russi, iraniani, cinesi e cubani hanno assunto un ruolo centrale negli apparati di sicurezza e di controllo, rafforzando un sistema che ha sottratto ulteriormente il Venezuela ai suoi cittadini.
Per questo, a Corato, non si festeggia un intervento esterno né un cambio di equilibri internazionali. Si festeggia un fatto simbolico e politico insieme: la fine dell’impunità di chi, per anni, ha reso possibile questo scempio. La cattura di Maduro rappresenta la speranza che, finalmente, qualcuno debba rispondere delle proprie responsabilità.
Dall’Italia, e anche da Corato, continuano a partire aiuti umanitari. Molte famiglie in Venezuela sopravvivono grazie alle rimesse inviate dall’estero. La diaspora non ha mai smesso di sostenere chi è rimasto.
Il messaggio che arriva dalla comunità venezuelana coratina è netto: non è una questione ideologica, ma umana. Chávez e Maduro hanno distrutto uno dei Paesi più ricchi e avanzati dell’America Latina. Oggi non chiedono schieramenti, ma che questa realtà venga riconosciuta e raccontata per quello che è stata. E che la parola giustizia, questa volta, non resti solo una promessa.