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19:20:00
Il coratino Guido Catalano entra nella Segreteria regionale del PD Puglia: l'intervista esclusiva
Formazione politica, politiche giovanili e legalità le deleghe affidate al nuovo componente della squadra regionale dem. «Un partito che studia è un partito che sa governare meglio»



Guido Catalano, nato e cresciuto a Corato, entra nella Segreteria regionale del Partito Democratico pugliese con deleghe alla formazione politica, alle politiche giovanili e alla legalità. Un incarico che arriva dopo un percorso di militanza nei Giovani Democratici e nei territori, e che lo pone davanti a una sfida centrale per il futuro del partito: costruire partecipazione, formare nuova classe dirigente e rafforzare il legame con le comunità locali.
 

Temi diversi, ma strettamente collegati tra loro. Per Catalano, infatti, non può esserci reale protagonismo giovanile senza formazione, così come non può esserci cultura della legalità senza giustizia sociale, trasparenza e responsabilità nell’esercizio del potere pubblico.

 

Catalano, nuovo ingresso nella Segreteria regionale PD Puglia: che significato ha per lei questo incarico?

«È un incarico che vivo innanzitutto come una responsabilità. Arrivo in Segreteria dopo anni di militanza nei Giovani Democratici, sui territori e nelle comunità locali. Porto con me quell’esperienza e la convinzione che un partito debba essere prima di tutto un luogo che organizza partecipazione, costruisce classe dirigente e mette in relazione persone, idee e territori.

Ringrazio il segretario Domenico De Santis per la fiducia: il mio obiettivo è contribuire a rafforzare il Partito Democratico pugliese e renderlo sempre più capace di interpretare i cambiamenti della società».


 

Le deleghe sono formazione politica, giovani e legalità. Da quale tema partirà per primo?

«In realtà sono tre temi intrecciati profondamente. Partirei dal concetto di formazione politica orizzontale, accessibile a tutte e a tutti, perché senza formazione diventa difficile costruire una nuova classe dirigente, elaborare idee e affrontare le sfide che abbiamo davanti con la giusta competenza. Investire sulla formazione significa investire anche sulle politiche giovanili e sulla cultura della legalità. Un partito che studia è un partito che sa governare meglio».

 

Oggi ha ancora senso parlare di formazione politica? E come si può renderla meno teorica e più concreta?

«Ha più senso oggi di quanto ne avesse vent’anni fa. Viviamo in un tempo in cui tutto è immediato, semplificato e consumato velocemente. La politica, invece, richiede approfondimento, capacità di leggere la complessità e conoscenza delle istituzioni.

La formazione deve certamente avere una dimensione teorica, ma deve essere anche il trampolino di lancio per misurarsi concretamente con il territorio. Bisogna imparare facendo, mettendo in relazione studio e pratica amministrativa».


 

I giovani spesso si sentono lontani dai partiti. Secondo lei cosa deve cambiare nel modo di coinvolgerli?

«I giovani non sono lontani dalla politica, sono lontani da una politica che troppo spesso parla senza ascoltare. Quando trovano spazi reali di partecipazione e di ascolto, come è successo nei Giovani Democratici della Puglia, rispondono.

Il problema è che per anni si è pensato ai giovani come destinatari di decisioni già prese, invece che come protagonisti. In Puglia abbiamo aperto il partito e la giovanile, responsabilizzando le nuove generazioni e dando occasioni vere per incidere. La fiducia si costruisce ascoltando e scendendo dal palcoscenico».


 

Politiche giovanili: qual è la priorità oggi in Puglia? Lavoro, casa, studio, spazi, futuro?

«La priorità è permettere ai giovani di scegliere di restare. Il lavoro dignitoso è fondamentale, ma da solo non basta. Servono servizi, diritto allo studio, politiche abitative, spazi di aggregazione, mobilità efficiente e un sistema produttivo che valorizzi competenze e innovazione.

Il tema di fondo è restituire una prospettiva. Una terra perde il proprio futuro quando costringe i suoi giovani ad andarsene non per scelta, ma per necessità».


 

Legalità è una parola importante, ma a volte abusata. Che cosa significa per lei tradurla in politica quotidiana?

«La legalità non è una parola da usare solo nelle ricorrenze. È il modo in cui si esercita il potere pubblico ogni giorno. Significa trasparenza nelle decisioni, rispetto delle regole, contrasto alle mafie, ma anche garantire pari opportunità e difendere i diritti. Dove ci sono disuguaglianze profonde, sfruttamento e marginalità, la criminalità organizzata trova terreno fertile. Per questo legalità e giustizia sociale non possono essere separate».


 

Tra un anno, su quale risultato vorrebbe essere giudicato per il lavoro svolto in Segreteria regionale?

«Mi piacerebbe che si potesse dire che il Partito Democratico pugliese è diventato più aperto, più preparato e più capace di coinvolgere nuove energie. Se tra un anno avremo costruito una rete stabile di formazione politica, fatto crescere nuovi amministratori e dirigenti, rafforzato la partecipazione dei giovani e dato continuità a un lavoro sulla cultura della legalità, allora vorrà dire che avremo fatto qualcosa di utile.

In politica il risultato più importante non è occupare uno spazio, ma creare le condizioni perché altri possano assumersi responsabilità e continuare un percorso collettivo».


 


 


 



Stefano Procacci










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