Un cilindro bianco e rosso, il grande fiocco al collo, il volto da gatto e un costume nero. Sullo sfondo, la stazione ferroviaria di Corato.
È questa l’immagine che nelle ultime ore sta circolando su TikTok, pubblicata da un profilo chiamato “Il Gatto col Cappello”. Nel contenuto il personaggio appare davanti alla stazione cittadina, accompagnato dalla scritta «Stanotte arrivato a Corato», mentre nella descrizione si legge «Corato sono qui», seguita da una frase volutamente inquietante e da emoji raffiguranti un coltello e una goccia di sangue.
Il contenuto è pubblicato da un profilo dedicato al personaggio e porta con sé tutti gli elementi tipici dell’estetica “creepy”: ambientazione notturna, figura immobile, volto mascherato, messaggi ambigui e riferimenti visivi volutamente disturbanti.
Per “creepy” si intende proprio questo: un contenuto capace di generare inquietudine, disagio o una sensazione di minaccia senza mostrare necessariamente qualcosa di realmente pericoloso. È un linguaggio molto diffuso sui social, soprattutto nei video horror brevi, dove il confine tra realtà, finzione e manipolazione digitale viene spesso lasciato volutamente sfumato.
Nel caso di Corato, il personaggio appare davanti a uno dei luoghi più riconoscibili della città. La scelta non sembra casuale: inserire una figura inquietante in uno spazio familiare aumenta l’effetto straniante e rende il contenuto più facilmente condivisibile.
C’è però un elemento che impone cautela. TikTok accompagna il post con l’indicazione relativa alla presenza di contenuti generati dall’intelligenza artificiale. Questo significa che, allo stato attuale, non è possibile stabilire se davanti alla stazione ci fosse davvero una persona in costume oppure se l’immagine sia stata creata o modificata digitalmente.
Il fenomeno si inserisce in un trend più ampio che nelle ultime settimane ha trasformato il celebre personaggio di Dr. Seuss in una figura horror. Online circolano infatti numerosi contenuti in cui il “Gatto col Cappello” viene collocato in strade, stazioni, scuole o altri luoghi reali, spesso con atmosfere oscure e messaggi volutamente enigmatici.
È proprio questa ambiguità a rendere il format efficace: chi guarda non sa immediatamente se ciò che vede sia reale, generato con l’IA, costruito con un montaggio o interpretato da una persona in costume.
Per il momento non ci sono elementi per parlare di un pericolo concreto. Il contenuto sembra piuttosto rientrare nella logica del viral horror, dove inquietudine e mistero diventano strumenti per attirare attenzione, commenti e condivisioni.
Resta quindi aperta la domanda principale: dietro l’immagine comparsa a Corato c’è una persona reale, una creazione artificiale o semplicemente l’ennesima variazione di un trend costruito per diventare virale?