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Teatri di.versi, doppio riconoscimento nazionale per “Le cicale non cantano”
Il nuovo progetto teatrale dedicato agli ultimi mesi di Giuseppe Di Vagno vince il Premio Nuove Sensibilità 2.0 per il miglior testo in dialetto e ottiene una menzione speciale al Festival Scintille di Asti e Milano



Giugno è stato un mese pieno di soddisfazioni per la compagnia teatrale di Teatri
di.versi. Dopo il successo dei saggi conclusivi dei laboratori di teatro, infatti, la compagnia ha ricevuto due riconoscimenti di interesse nazionale per un progetto che deve ancora vedere la luce.

 
Questo nuovo progetto in cantiere si intitola “Le cicale non cantano” e racconta gli
ultimi mesi prima dell’omicidio del politico pugliese Giuseppe di Vagno. La drammaturgia è stata scritta da Claudio Scagliarini (attore e autore tranese) e Beatrice Gallo, e, oltre al personaggio di Di Vagno, vi figura anche quello della moglie Giuseppina Fanelli (anche lei ispirata alla vera moglie del politico) e due contadini. Un totale, quindi, di quattro personaggi interpretati dagli stessi autori del testo,
Scagliarini e Gallo, mentre la regia è affidata a Claudia Lerro.
 
Il primo riconoscimento al progetto è stato riconosciuto dal Teatro Pubblico Campano, che ha deciso di riconoscere a “Le cicale non cantano” il Premio Nuove Sensibilità 2.0 come Miglior testo in dialetto. Secondo le motivazioni della giuria che ha assegnato il premio, “il testo ha colpito subito per diversi aspetti: la lingua affascinante sfruttata con ritmo, la tematica che permette di parlare del presente attraverso episodi storici passati, e una struttura alternata in cui si possono far vivere i diversi linguaggi.”

E ancora: “La ricostruzione storica del punto più estremo del conflitto sociale in Puglia, tra la fine della prima guerra mondiale e l’avvento del fascismo, con le rivolte in cui i contadini di Nardò insorsero contro i latifondisti, dialoga scenicamente con il privato della storia di Giuseppe di Vagno, parlamentare che poi fu ucciso dai fascisti durante un comizio.

La funzione drammaturgica dei
dialoghi in dialetto, quindi, è un fuoco importantissimo che illumina il resto, con una
dinamica fortemente teatrale, carica di senso, che fa da contraltare all’emotività e al
dilemma del personaggio centrale, diviso tra la lotta e la vita. Ritirarsi dalla vita politica
per salvarsi, o continuare a parlare?” La premiazione si è tenuta a Napoli, al Teatro
Nuovo, il 9 giugno.
 
Sempre a giugno, Teatri di.versi è stata selezionata tra le otto compagnie finaliste del
Festival Scintille, organizzato ogni anno dall’associazione piemontese Asti Teatro in
collaborazione col Teatro Menotti di Milano. Il festival offre alle compagnie
partecipanti la possibilità di mettere in scena venti minuti di un proprio spettacolo
(quindi una forma ancora non conclusa) davanti a un pubblico di appassionati e
addetti ai lavori, e si articola in cortili storici della città di Asti e il giorno dopo sul palco
del teatro milanese.

Anche la giuria di Scintille ha ritenuto lo spettacolo meritevole di un riconoscimento e gli ha assegnato una Menzione speciale “per il contributo sociale e politico che una storia all’apparenza minima può offrire per comprendere il passato, ma anche la contemporaneità, del nostro paese.


Redazione



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