Ospiti di livello nazionale sul main stage, tantissimi espositori e migliaia di visitatori per la quarta edizione per la fiera del fumetto più rappresentativa del nord barese
Alle 11.30 di sabato 20 giugno una chitarra apre la quarta edizione di Korcomics.
Il musicista salernitano Giuseppe Sessa porta sul palco le sonorità di One Piece. È un inizio semplice e preciso: una melodia conosciuta, uno strumento dal vivo e un pubblico capace di riconoscere una storia dopo poche note, che dà un segnale preciso: da quel momento, per due giorni, Corato parlerà pop.
È sempre la “solita” Corato, attraversata però da linguaggi che durante il resto dell’anno vivono soprattutto nelle camere degli adolescenti, nelle community online e nei gruppi di appassionati.
Korcomics nasce nel 2023. Quattro edizioni dopo, la presenza di una manifestazione dedicata al fumetto e al gioco appare ormai consolidata. La domanda riguarda adesso la direzione della sua crescita e il ruolo che sta assumendo nel racconto culturale della città.
Sul piano numerico, la quarta edizione conferma il trend positivo degli anni precedenti. Il dato acquista ancora più valore considerando le temperature eccezionali che hanno accompagnato entrambe le giornate. Il caldo record ha condizionato gli spostamenti, le attese, la permanenza nelle aree e perfino l’uso di costumi spesso complessi e pesanti, ma non ne ha inficiato in termini di presenze.
La direttrice artistica Mary Claretta Rubini legge i riscontri ricevuti come una conferma del lavoro svolto e della direzione intrapresa.
«La sensazione più forte che ci lascia questa edizione è la gioia. La gioia di vedere il parco pieno, di incontrare famiglie, ragazzi, artisti e appassionati arrivati per condividere le proprie passioni. I riscontri degli ospiti e degli addetti ai lavori ci hanno confermato la qualità del percorso intrapreso, mentre l’entusiasmo del pubblico ci ha restituito il senso più autentico di Korcomics. Siamo sulla strada giusta e vogliamo continuare a crescere, conservando questa energia e trasformandola in nuove idee per le prossime edizioni. Desidero ringraziare gli espositori, le associazioni, i partner, gli sponsor, l’Amministrazione comunale e tutti i collaboratori che, con impegno, disponibilità e passione, hanno contribuito alla riuscita di questa edizione».
La crescita, però, riguarda anche la struttura della manifestazione.
La quarta edizione ha messo insieme mondi differenti. Sul palco sono arrivati Francesco Pannofino, Fabio Celenza, Pietro Morello, Renato Novara, Moonryde, Eleonora Olivieri, Kasumi, Marco e Ciccio Merrino. Accanto a loro, Quasirosso, Wallie e Il Baffo hanno riportato il fumetto al centro della scena, ricordando che dietro piattaforme, contenuti virali e grandi numeri restano una matita, un foglio e qualcuno disposto a raccontare.
I nomi spiegano soltanto una parte di Korcomics.
Il resto si trova lontano dal palco principale. È nell’Artist Alley, dove disegnatori e illustratori espongono il proprio lavoro. È nei tavoli occupati dai giochi di ruolo e di carte. È nei tornei di videogiochi, nelle attività con i mattoncini, nei laboratori artistici, nelle lezioni di scherma e tiro con l’arco.
È negli spazi dedicati ad Harry Potter, alla realtà virtuale, agli scacchi e alla cultura giapponese. È nelle associazioni che portano dentro un festival pop temi civili, pratiche educative e occasioni di socialità.
Amnesty International Molfetta ha proposto un laboratorio di militanza grafica. Il Ludobus ha portato giochi in legno autocostruiti ed ecosostenibili. Le associazioni ludiche hanno rimesso al centro un gesto elementare e sempre meno scontato: sedersi allo stesso tavolo, accettare delle regole e condividere il tempo.
Korcomics contiene tutti questi livelli. Si sovrappongono interessi, generazioni, linguaggi e modi differenti di vivere la cultura pop.
Il titolo che descrive meglio questa edizione appartiene all’opera vincitrice del concorso di fumetto: “Tutti i miei strati”, realizzata da Viola Ciarletti, con giuria d'eccezione formata da Il Baffo, Quasirosso e Wallie.
Il lavoro affronta la ricerca di sé e la frammentazione dell’identità contemporanea. Racconta la difficoltà di riconoscersi quando dentro la stessa persona convivono esigenze, paure e versioni differenti di sé. La vittoria è stata accompagnata da una borsa di studio di 500 euro, finanziata dal Caseificio Maldera.
Il premio ha rappresentato uno dei momenti nei quali il festival ha mostrato con maggiore chiarezza la propria funzione: offrire visibilità anche a chi sta ancora cercando una voce, un linguaggio e uno spazio professionale.
“Tutti i miei strati” diventa così una definizione involontaria di Korcomics.
C’è lo strato dello spettacolo, costruito intorno ai protagonisti del doppiaggio, del web e dell’intrattenimento. C’è quello commerciale, fatto di stand, gadget, fumetti e oggetti da collezione. C’è quello competitivo, rappresentato dai tornei e dalla gara cosplay.
Esiste poi lo strato creativo, affidato agli illustratori, ai fumettisti e a chi realizza il proprio costume. Infine emerge quello sociale: il bisogno di trovare un luogo nel quale passioni considerate marginali acquistano piena legittimità.
Il cosplay rende visibile questo passaggio meglio di qualsiasi discorso.
Indossare un costume significa costruirlo, studiarne i gesti, scegliere i materiali, lavorare sul trucco ed esporsi allo sguardo degli altri. Dietro pochi minuti sul palco ci sono settimane o mesi di preparazione.
Il caldo ha reso tutto più difficile. Stoffe pesanti, parrucche, armature, trucco e accessori hanno trasformato ogni esibizione anche in una prova di resistenza. La gara condotta da Mogu e giudicata da Taryn, Mylady Cosplay e Yeon_Unik ha portato davanti al pubblico un lavoro nato in gran parte nelle case e nei laboratori personali.
Questa è una delle funzioni più profonde dei festival dedicati alla cultura pop. Creano un codice condiviso capace di accorciare le distanze tra le persone. Una sigla, un personaggio, una voce o una maglietta diventano strumenti per riconoscersi.
Il ragazzo arrivato per incontrare un creator attraversa l’area fumetto. La famiglia entrata per curiosità si ferma davanti a un torneo. Chi conosce Francesco Pannofino per il cinema incontra Renato Novara e scopre il lavoro che costruisce le voci dell’animazione.
La cultura pop procede per contaminazioni. Korcomics funziona quando permette a queste traiettorie di incrociarsi.
Il pubblico arrivato al Parco Sant’Elia racconta anche un cambiamento più ampio. Fumetti, videogiochi, anime, doppiaggio e cosplay hanno superato da tempo i confini di una nicchia. Appartengono ormai all’immaginario di generazioni diverse. Genitori e figli riconoscono personaggi differenti, conservano memorie diverse e finiscono spesso nello stesso spazio.
La crescita numerica della manifestazione nasce anche da qui. Korcomics intercetta pubblici diversi senza chiedere loro di condividere tutto. I numeri raccontano l’espansione. L’organizzazione determinerà la solidità del progetto.
Restano quattro edizioni costruite in quattro anni. Resta una manifestazione nata localmente e ormai capace di attirare protagonisti nazionali e pubblico da Mantova, Milano, Roma, Latina, Napoli, Bologna, Salerno, Bagheria (Palermo), Cadorago (Como) e Montegabbione (Terni), oltre a diversi acquisti da Basilicata, Campania.
Resta soprattutto un’immagine diversa della città.
Per due giorni Corato ha concesso uno spazio centrale al fumetto, al cosplay e al gaming. Una parte della comunità, spesso poco rappresentata nel racconto pubblico, ha potuto mostrarsi attraverso i propri linguaggi.
Domenica sera il programma si è chiuso con le sigle dei cartoni eseguite dai Genkidama.
Poi i palchi si sono spenti, gli stand hanno iniziato a svuotarsi e i personaggi sono tornati persone.
I costumi si tolgono i riflettori si spengono, ma gli strati costruiti da questa moltitudine di realtà restano.