Le fiamme sono state circoscritte, l’emergenza più immediata sta lasciando spazio alle operazioni di bonifica. Ma per il vasto incendio che dal 25 agosto ha colpito il Parco Nazionale dell’Alta Murgia comincia adesso una fase altrettanto delicata: la conta dei danni e la valutazione delle conseguenze che il fuoco ha lasciato sul territorio.
La prima stima diffusa durante le operazioni parlava di circa 500 ettari di vegetazione interessati dalle fiamme nell’area compresa tra Gravina in Puglia, Poggiorsini e Corato. Un dato fornito mentre l’incendio era ancora in corso e che attende quindi una perimetrazione definitiva.
Il dispiegamento di uomini e mezzi è stato imponente. Nelle fasi più difficili hanno operato 15 mezzi e 12 squadre dei Vigili del Fuoco, con rinforzi provenienti dai comandi di Foggia e Taranto e dalla Colonna Mobile Regionale AIB del Molise. Dal cielo sono intervenuti tre Canadair e due elicotteri. Il forte vento, cambiando continuamente direzione, ha complicato a lungo il contenimento del fronte.
Le fiamme hanno raggiunto anche l’area del poligono di tiro dell’Esercito e dell’ex Polveriera, mentre pascoli risultano essere stati bruciati soprattutto tra Poggiorsini e Gravina. Nella zona della SP 39, tra Povera Vita e la Polveriera, durante l’emergenza era stata inoltre attivata una fase di preallarme per il possibile coinvolgimento di insediamenti rurali e abitazioni.
Al momento non risulta pubblicata una suddivisione ufficiale degli ettari percorsi dal fuoco comune per comune. Non è quindi possibile stabilire con precisione quanti dei circa 500 ettari inizialmente indicati ricadano realmente nell’agro di Corato.
E non è ancora disponibile neppure una valutazione economica complessiva. Mancano un censimento definitivo delle aziende agricole e zootecniche danneggiate da questo specifico incendio, una quantificazione dei pascoli e dei seminativi perduti e dati ufficiali relativi ad eventuali animali coinvolti.
La conta dei danni, però, non può fermarsi alla vegetazione bruciata.
A richiamare l’attenzione sulle conseguenze successive allo spegnimento è stato Giovanni Caputo, presidente dell’Ordine dei Geologi della Puglia, che ha evidenziato come il passaggio delle fiamme possa aumentare il rischio di erosione del suolo, frane superficiali, colate detritiche e fenomeni alluvionali, soprattutto in presenza di precipitazioni intense.
La vegetazione svolge infatti anche una funzione di protezione del terreno. Quando viene distrutta dal fuoco, il suolo resta maggiormente esposto all’impatto della pioggia e al ruscellamento delle acque. A seconda della severità dell’incendio, delle caratteristiche del terreno e della pendenza, possono aumentare il trasporto di terra e detriti e l’erosione delle superfici percorse dalle fiamme.
Non significa che frane o alluvioni siano inevitabili, ma che le aree bruciate devono essere esaminate prima dell’arrivo delle piogge più intense, individuando eventuali settori maggiormente vulnerabili.
Il tema assume una rilevanza particolare proprio nell’Alta Murgia. La Protezione Civile della Regione Puglia inserisce Gravina in Puglia e Poggiorsini nella zona di allerta denominata Puglia-F – Puglia Centrale Bradanica, un territorio caratterizzato da rocce calcaree, fenomeni carsici e da un rischio classificato come prevalentemente idrogeologico.
Per questo l’Ordine dei Geologi ha chiesto alle istituzioni regionali e locali un piano straordinario di valutazione post-incendio, che comprenda la mappatura dettagliata delle superfici percorse dal fuoco, l’analisi delle condizioni idrogeologiche e della stabilità dei versanti e l’individuazione degli interventi prioritari di mitigazione e ripristino ambientale.
È questo uno degli aspetti che renderà decisiva la perimetrazione definitiva del rogo: non servirà soltanto a stabilire quanti ettari siano effettivamente bruciati, ma anche a capire dove il terreno abbia subito le conseguenze più severe e dove possa essere necessario intervenire prima delle piogge autunnali.
Resta infine aperto anche il capitolo dell’origine dell’incendio. Al momento non risultano comunicazioni ufficiali delle autorità investigative che consentano di attribuire con certezza al rogo una matrice dolosa o colposa. Le valutazioni generali sull’elevato numero di incendi provocati dall’uomo non possono essere automaticamente applicate a questo episodio: occorrerà attendere gli accertamenti sui punti di innesco.

