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venerdė, 9  ottobre 2026



15:24:00
L'appello di Rosalba, 43 anni e una vita da ricostruire dopo il tumore: «Chiedo solo di poter tornare a lavorare»
Ex parrucchiera e mamma di una bambina, dopo la mastectomia convive con dolori invalidanti e difficoltà economiche. Iscritta alle categorie protette, cerca un'opportunità di lavoro, anche part-time. Avviata una raccolta fondi per sostenere le cure



«Lavorare per me sarebbe tornare alla vita». È racchiuso in queste poche parole l'appello di Rosalba, una donna di 43 anni di Corato, mamma di una bambina, che ha deciso di raccontare pubblicamente la propria storia nella speranza che qualcuno possa offrirle una possibilità.

Due anni fa la diagnosi di tumore al seno ha cambiato radicalmente la sua vita. Sono arrivati l'intervento di mastectomia con dissezione ascellare, eseguito a San Giovanni Rotondo, e un percorso terapeutico che prosegue ancora oggi. Prima della malattia Rosalba faceva la parrucchiera, un mestiere che amava e che le garantiva indipendenza economica e contatto quotidiano con le persone. Oggi non può più svolgerlo a causa delle conseguenze fisiche della malattia e delle cure.

«Mi hanno salvato la vita, è vero, ma il prezzo che sto pagando è un calvario quotidiano che nessuno racconta», scrive nella sua testimonianza.

Rosalba racconta di essere sottoposta a una terapia ormonale con Exemestane ed Enantone e di convivere con forti dolori alla schiena e alle articolazioni, oltre a una notevole perdita di forza nel braccio operato.

«Non riesco più nemmeno a sollevare il phon», spiega. Una limitazione particolarmente pesante per chi, fino a poco tempo fa, proprio con le mani svolgeva il proprio lavoro.

Alle difficoltà fisiche si aggiungono quelle legate all'accesso alle prestazioni sanitarie. Secondo quanto riferisce, per una visita reumatologica attraverso il servizio pubblico le sarebbe stato prospettato un appuntamento soltanto alla fine del 2027. Un'attesa che considera insostenibile rispetto ai dolori con cui convive quotidianamente.

Nel frattempo, per cercare di recuperare la funzionalità del braccio e alleviare i problemi alla schiena, sostiene di dover ricorrere a trattamenti a pagamento, tra fisioterapia e attività specifiche. Nonostante l'esenzione oncologica 048, diverse prestazioni e prodotti di supporto di cui afferma di avere bisogno restano a suo carico. Solo per integratori e altri prodotti spende, secondo il suo racconto, oltre cento euro al mese.

Il bilancio familiare, però, non riesce più a sostenere tutti questi costi. Rosalba percepisce una pensione di invalidità di circa 300 euro mensili, mentre il marito contribuisce alle spese domestiche con il proprio stipendio. L'affitto di 400 euro, le bollette e le necessità quotidiane lasciano pochissimo spazio alle cure. La donna racconta di aver accumulato arretrati e di temere persino il distacco delle utenze.

Ma il punto centrale del suo appello non è soltanto una richiesta di sostegno economico. È la ricerca di un lavoro.

Rosalba riferisce di essere iscritta alle categorie protette ai sensi della legge 68/1999, che disciplina il collocamento mirato delle persone con disabilità. Vorrebbe trovare un'azienda disposta a offrirle un impiego compatibile con le sue attuali condizioni fisiche, anche part-time, per tornare a contribuire al bilancio familiare e recuperare quell'autonomia che la malattia le ha sottratto.

«Ho chiesto lavoro ovunque, essendo iscritta alle categorie protette, ma nulla. Ho chiesto aiuto, ma nulla».

La donna afferma di essersi rivolta anche al sindaco e ad alcuni assessori, senza essere riuscita finora a trovare una soluzione concreta. Adesso ha scelto di affidare la propria richiesta alla comunità, sperando che possa raggiungere imprenditori e aziende del territorio.

In parallelo ha avviato una raccolta fondi per affrontare le spese sanitarie e le difficoltà economiche più urgenti. Un sostegno che potrebbe consentirle di proseguire i trattamenti di cui afferma di avere bisogno.

«Sono esausta ed esasperata. Ho diritto di ritornare a vivere», scrive, descrivendo anche il peso psicologico di una situazione che si trascina da tempo.

A rendere ancora più difficile questa condizione c'è la responsabilità di crescere una bambina, mentre le conseguenze della malattia continuano a condizionare ogni giornata.

«Il cancro mi ha tolto tutto. Ho bisogno di tornare a vivere. Magari, dandomi voce, qualche azienda si metterà una mano sulla coscienza e mi potrà assumere con la legge 68/99, anche part-time».

Per chi volesse contribuire alla raccolta fondi, il link è il seguente:

https://gofund.me/46d0da575

Per chi invece avesse la possibilità di offrirle un'opportunità professionale, l'appello è quello di valutare un inserimento attraverso gli strumenti previsti dalla legge 68/1999.

Rosalba non chiede di tornare necessariamente al mestiere di prima. Chiede di poter lavorare ancora, nonostante le limitazioni imposte dalla malattia. E di non dover scegliere, ogni mese, tra le spese di casa e quelle necessarie per curarsi.



Redazione



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